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Ovidio


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autore
brano
 
Apuleio
Della magia, 65
 
originale
 
[65] en ultro augeo magiae suspicionem: non respondeo tibi, Aemiliane, quem colam $BASILE/A&; quin si ipse proconsul interroget, quid sit deus meus, taceo. De nomine ut inpraesentiarum satis dixi. quod superest, nec ipse sum nescius quosdam circumstantium cupere audire, cur non argento uel auro, sed potissimum ex ligno simulacrum fieri uoluerim, idque eos arbitror non tam ignoscendi quam cognoscendi causa desiderare, ut hoc etiam scrupulo liberentur, cum uideant omnem suspicionem criminis abunde confutatam. audi igitur cui cura cognoscere est, sed animo quantum potes erecto et attento, quasi uerba ipsa Platonis iam senis de nouissimo legum libro auditurus:[?..]-- hoc eo prohibet, ut delubra nemo audeat priuatim constituere; censet enim satis esse ciuibus ad immolandas uictimas templa publica -- deinde subnectit: [??]ut omnium assensus declarauit, Maxime quique in consilio estis, competentissime uideor usus Platone ut uitae magistro, ita causae patrono, cuius legibus obedientem me uidetis.
 
traduzione
 
Sul nome ho detto quel tanto che la circostanza presente richiedeva. Resta, lo so bene, un particolare che eccita la curiosit? di alcuni tra i presenti: perch? io abbia voluto una statua fatta non di argento o di oro, ma di legno: e penso che essi vogliano saperlo non per assolvermi da un peccato, ma per amore di conoscenza: affinch? siano liberi anche da questo scrupolo, quando vedano abbastanza confutato ogni sospetto di colpabilit?. Tu dunque che hai sollecitudine di conoscere, ascolta, ma con l'animo quanto ? possibile sollevato ed attento, come ti disponessi ad ascoltare le parole stesse di Platone, gi? vecchio, nell'ultimo libro delle Leggi: ? necessario che l'uomo misurato faccia misurati doni agli d?i: il terreno e il focolare della casa sono sacri a tutti quanti gli d?i: nessuno dunque consacri per la seconda volta cose gi? sacre agli d?i. Egli fa questo divieto: che nessuno stabilisca santuari privati; bastano ai cittadini per immolare vittime i pubblici templi. Quindi aggiunge: L'oro e l'argento sono nelle altre citt?, e in privato e nei templi, occasione d'invidia; l'avorio estratto da un corpo senza pi? vita non ? offerta gradevole; ferro e bronzo sono strumenti di guerra. Ma un dono di legno, quale che voglia, e di solo legno, ciascuno pu? farlo: e similmente di pietra. L'assenso unanime ha dimostrato, o Massimo, e voi tutti signori del Consiglio, che ho molto acconciamente preso s? a maestro di vita, s? a difensore dinanzi al tribunale, Platone, alle cui leggi mi vedete obbediente.
 

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